//ONIRIQUE//china su neve




ONIRIQUE
di Francesca Mariani

Matrice concettuale è la metafora della matrioška, la grande bambola che racchiude altre bambole tutte uguali e diverse allo stesso tempo per personalità, dimensione, dettaglio. Mondi concentrici a proteggerne l’essenza in-visibile, raggiungibile solo nel momento in cui l’essere viene fratturato, fatto a pezzi, aperto a metà dall’irruzione della coscienza.

Il percorso creativo e immaginifico r-esiste attraverso il dolore e la spinta alla vita, l’enigma che ci inaugura e ci interdice.
Vita e morte coincidono nella sfera inconscia del Sogno: non-luogo in cui le identità si mescolano e i piani spazio-temporali si disfano in un gioco di sovrapposizioni in cui la fantasia è regina.

Ed è nel limbo onirico che prendono forma su carta le creature illustrate, delicate ed eteree, forti e radicate nella natura.
L’intervento cromatico si insinua nella continuità stilistica della china, fil rouge – per l’occasione fil noir – delle opere.
China che cola, si espande, si evolve seguendo ritmi s-conosciuti tracciando linee indelebili ma sfumate, implicite di contenuti.
China destinata a trasformarsi in segni, rami, radici, alberi, boschi.
“L’artista è un albero, che attinge nutrimento dal terreno ricco e fertile dell’esperienza per far crescere foglie, fiori frutti” – scriveva Paul Klee.
E i rami/radici sono il collegamento che permette lo scambio tra interno ed esterno fisico ed emozionale.

Altro elemento costante è la città – casa – metropoli: paesaggio che accoglie questi ritratti interiori.
Una città che ne racchiude altre, molteplici e in divenire: una meta-città, metropoli mentale, rifugio, meta da raggiungere, da oltrepassare o custodire come ricordo, mappa ideale, attraversamento.

Figura umana, natura, città: tre universi caleidoscopici uniti da un legame indissolubile.

Distante da schemi stilistici e correnti artistiche in voga, c’è lo sviluppo di un linguaggio d’avanguardia in cui l’impronta dell’artista è la sua indiscussa traccia autografica.
L’osservatore, attraverso il suo sguardo – filtro di esperienze vissute, è invitato a colmare quella parte di “non detto”, di celato tra rami, occhi, labbra, finestre, note musicali.

Che il sogno abbia inizio…

testo a cura di Francesca ed Elisabetta Mariani